Spesso si chiede come si chiede l’ora, con lo sguardo altrove, con la mente già al seguito della conversazione, con il tempo contato.
Per questo spesso rispondo con un “Va bene”.
Dentro, però, non è una linea retta. C’è un cielo che cambia luce, un universo emotivo fatto di sfumature, che non hanno parole brevi per essere descritti. C’è una parte che trattiene, una che osserva, una che brilla piano come una stella lontana. C’è stanchezza che non fa rumore, chiarezza che arriva a lampi, nostalgia senza oggetto, onde di gioia cristallina, nuvole che passano con il loro carico e una confortante fiducia che resiste.
Così respiro, e riduco l’infinito a una sillaba gentile. Va bene. È l’unica forma che gli altri hanno tempo di sentire, mentre io continuo, in silenzio, a custodire tutto il resto.